Nella Tuscia solo 18 su 60 Comuni hanno un piano di emergenza per calamità naturali. Soriano c’è.

A leggerla così, la notizia sembra una delle tante evidenze della superficialità italiana nel gestire, non in emergenza, i vari aspetti della vita amministrativa di ogni Ente pubblico.

Certo è, che oggi, dopo le tristi vicende di questi giorni, la questione assume un altro valore e soprattutto un vero e proprio allarme per le popolazioni. Non a caso, dopo la diffusione dei dati (aggiornati a fine 2015) della Protezione civile sui Comuni  che hanno adottato un piano di emergenza per calamità naturali, terremoti compresi, torna forte il grido dei cittadini a pretendere una Pubblica Amministrazione all’altezza della situazione, capace di programmare e di non dover continuamente gestire le sopravvenienze, soprattutto se in gioco ci sono le vite delle persone.

In questo, la frammentazione delle competenze tra vari Enti non ha certo agevolato la risoluzione delle questioni; inoltre, le rigidità del patto di stabilità hanno contribuito a loro volta ad aggravare la situazione.

Soriano, da questo punto di vista, sta facendo molto, nonostante le ripercussioni, anche per i prossimi anni, del debito Efilfarm, classico esempio di mala gestione di cattive Amministrazioni passate che si ripercuote sulle generazioni future e su una corretta pianificazione amministrativa.

Tornado alla questione di protezione civile, va ricordato che nel Lazio su 387 Comuni solo 153 hanno adottato tali provvedimenti, di cui 18  si trovano nella Tuscia, come di seguito: Blera, Carbognano, Castel Sant’Elia, Celleno, Faleria, Gallese, Lubriano, Marta, Monterosi, Nepi, Onano, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vejano, Vignanello e Viterbo-

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