Faggeta verso Unesco

Il dossier di candidatura delle Faggete vetuste europee è stato ufficialmente presentato all’Unesco dopo la sottoscrizione a Parigi  da parte di tutti gli ambasciatori Unesco in rappresentanza degli stati membri. Per l’Italia a firmare c’era Vincenza Lomonaco, rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO dal 2013.

Inizia ufficialmente il processo di realizzazione della rete europea delle foreste vetuste di faggio come patrimonio naturale dell’umanità “Beech Forests – Joint Heritage of Europe”, anche e soprattutto grazie al lavoro dei ricercatori e docenti del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, che dal 2012 preparano la strada all’ambito riconoscimento.

L’Italia partecipa con 10 siti per una superficie di 2.127 ettari con le caratteristiche di eccezionale valore universale.

Tra i dieci siti italiani in corsa c’è la faggeta di Monte Cimino, considerata tra le realtà seriali più calde e secche, ove le piante raggiungono dimensioni molto elevate grazie a particolari equilibri dati principalmente dal terreno e dal clima.

Oltre alla foresta vetusta del monte Cimino, vi sono la foresta vetusta di Cozzo Ferriero nel parco nazionale del Pollino, la foresta vetusta di Sasso Fratino nel parco nazionale delle foreste Casentinesi – Monte Falterona- Campigna, il cluster di foreste vetuste di Val Cervara, Coppo del Principe, Coppo del Morto nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la foresta vetusta di Oriolo Romano, la foresta vetusta della Foresta Umbra nel Parco Nazionale del Gargano

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